A distanza di otto mesi dalla missione, alcuni Poliziotti Penitenziari aspettano ancora il “pasto”

L’O.S.A.P.P. ha segnalato al Direttore Generale per il Personale e le Risorse, Pietro Buffa, le pertinenti ed anche sollecite iniziative disposte dall’allora Provveditorato Regionale delle Marche – UST tre unità di Polizia penitenziaria si erano recate in servizio di missione, dalla C.R. di Fermo alla C.C. di Camerino (distante circa 90 KM), al fine di garantire al meglio l’ordine e la sicurezza nei pressi dell’ingresso del predetto istituto da parte degli organi di stampa e, in particolare, per garantire la sicurezza dell’istituto durante la trasmissione “quarto grado”.

I relativi provvedimenti di missione prevedevano “vitto e alloggio a carico dell’Amministrazione e secondo normativa, ove spettante, per il servizio di missione” e il predetto Personale si trovava, poi, ad espletare il turno di servizio 16.00/24.00, e quindi, ben oltre le 8 ore, considerato anche il viaggio di ritorno e, seppur spettante, non fruiva della M.O.S. principalmente per l’indisponibilità della stessa e per l’impossibilità di ottenere i necessari cambi in ragione del particolare del servizio che non consentiva di lasciare il presidio all’esterno dell’istituto.

(Come vi abbiamo già raccontato lo scorso 6 aprile) è evidente che sia il Dirigente ordinante l’invio in missione che il Dirigente della sede di destinazione, in via preventiva, non hanno disposto le modalità con le quali fruire della MOS, sebbene ad entrambi fosse ben nota l’inesistenza/indisponibilità della stessa presso la C.C. di Camerino. Tra l’altro, gli stessi provvedimenti, in guisa alle disposizioni vigenti, risultano in contraddizione laddove da un lato prevedono “vitto e alloggio a carico dell’Amministrazione…”(sebbene non siano disponibili sia la MOS che la caserma) e, dall’altro, “…ove spettante, il trattamento di missione”.

Pertanto l’O.S.A.P.P. ha rinnovato la richiesta alla Direzione Generale del Personale e delle Risorse di disporre che al Personale interessato in luogo del “buono pasto sostitutivo” sia corrisposto il rimborso del pasto fruito presso esercizi commerciali esterni nella misura del 100%, laddove risulterebbe assolutamente ingiustificato indurre, mediante il silenzio, gli interessati a presentare onerose richieste in sede giurisdizionale per ottenere un diritto di assoluta e pacifica evidenza.