Comunicato Stampa: Avellino, Carcere “in mano” ai detenuti

Nel primo pomeriggio di ieri 16 novembre un detenuto ristretto presso la Casa Circondariale di Avellino ha aggredito, senza apparente motivo, due appartenenti alla Polizia Penitenziaria che sono stati immediatamente accompagnati presso il più vicino nosocomio per le cure del caso mentre l’aggressore, di corporatura massiccia ed in preda ad una vera propria ‘furia’ aggressiva, veniva   successivamente immobilizzato mediante l’intervento del restante personale in servizio e  trasferito, in via precauzionale, presso la sezione d’isolamento. Dopo tale episodio circa 22 detenuti del reparto detentivo si rifiutavano di rientrare nelle rispettive celle e, barricati all’interno dei locali dove tuttora si trovano, richiedevano garanzie sull’effettiva incolumità del detenuto trasferito e il suo rientro nel reparto; a nulla valevano gli inviti del direttore e del comandate del reparto, anche mediante l’offerta di vivande e caffè, di recedere dall’iniziativa”, a darne la notizia è l’O.S.A.P.P. (Organizzazione Sindacale Autonoma Polizia Penitenziaria) per voce del segretario generale Leo Beneduci.

“L’episodio –  prosegue il sindacalista – è particolarmente deprecabile e sintomatico di quanto sta avvenendo nella stragrande maggioranza degli istituti penitenziari sul territorio nazionale, non già e solo per un’aggressione  grave ed esecrabile, ma soprattutto in relazione all’atteggiamento ed alle iniziative degli organi interni dell’amministrazione penitenziaria che, a fronte di una protesta del tutto immotivata, oltre che assolutamente illegittima  da parte di un gruppo di detenuti, con il rischio di diffusione ai ristretti di altri reparti della struttura avellinese, nonostante i costanti rifiuti ottenuti,  hanno mantenuto posizioni del tutto remissive e non hanno valutato la necessità di ripristinare le idonee condizioni di ordine e sicurezza interne anche mediante l’utilizzo di misure d’emergenza quali quelli previste dal vigente ordinamento penitenziario di cui alla Legge 354 del 1975.”

“Peraltro – indica il leader dell’O.S.A.P.P. – è proprio tale remissività interna agli istituti e ai servizi penitenziari, nonché l’implicita accondiscendenza nei confronti di detenuti anche responsabili di comportamenti indebiti o addirittura violenti, soprattutto nei confronti del Personale di Polizia Penitenziaria,  con la ‘scusa’ del diritto ad una detenzione maggiormente umana che in realtà viene, poi, attuata del tutto a discapito delle regole vigenti e nel costante rischio per l’incolumità fisica di chi nel carcere lavora, a rendere gli istituti penitenziari italiani sempre più insicuri ed incapaci di restituire alla società civile soggetti effettivamente recuperati e produttivi nell’interesse della Collettività”.

“E pertanto urgente – conclude Beneduci – che si inverta del tutto l’attuale ed errata politica penitenziaria nazionale, così come determinata da una Amministrazione penitenziaria centrale quanto mai lontana dalle proprie periferie e che nel contempo si valuti l’urgente esigenza di avvicendare un vertice penitenziario nazionale quanto mai avulso dal personale che opera in carcere in quanto rivolto esclusivamente alle necessità dei detenuti”