Contratto, Riordino e 80 euro – sulle cifre non c’è da stare allegri

Non conosciamo il nuovo testo della proposta di legge di Stabilità che il Governo dimissionario si appresta a varare né, ovviamente,  conosciamo il testo della stessa legge che il Parlamento andrà poi ad approvare in via definitiva, ma se le cifre per il rinnovo contrattuale del pubblico impiego sono quelle dell’accordo siglato dal Ministro Madia  con Cgil, Cisl e Uil lo scorso 30 novembre, ovvero 85 euro mensili medi “lordi” per il triennio 2016/2018, le somme spettanti per le tre operazioni di natura economico-normativo che più direttamente ci riguardano rimarrebbero quelle che Noi avevamo già detto lo scorso 3 novembre.

Il 3 novembre, infatti, avevamo anticipato che tra Riordino, Contratto e 80 euro stabilizzati, gli aumenti medi netti pro-capite mensili sarebbero stati complessivamente pari a €.15 + €.30 + €.32, cosi che le retribuzioni mensili  risultanti sarebbero restare inalterate se non addirittura più “leggere”, tra quelle del 2016 e quelle del 2017, soprattutto per i ruoli iniziali e di base che sono la maggioranza degli addetti.

A dire il vero, gli 85 euro medi lordi a fine triennio 2016/2018, pari a circa 28 euro lordi annui in aumento per ciascun anno dell’accordo del 30 novembre tra Marianna Madia e i sindacati confederali sarebbero addirittura qualcosa di meno dei 15 euro netti da noi indicati e  le voci che circolano raccontano che il Governo avrebbe stanziato risorse solo per il 2017 e non anche per il 2018.

Altrettanto, se nei circa 850 mln di euro disponibili per le Forze dell’Ordine devono conteggiarsi 170 mln. per le assunzioni (leggasi turn-over per 4.500 unità), 270 mln per il Riordino delle Carriere, di molto inferiori ai 390 mln necessari al progetto in discussione al Ministero dell’Interno, e altri 410 mln sono per la stabilizzazione degli 80 euro, l’ulteriore somma netta pro-capite mensile risultante non supererebbe i 50/52 euro da aggiungersi ai 15 di cui si è detto.

Certo, alla fine le cifre potrebbero non essere queste, mentre nell’eventuale accordo normativo, forse da siglare con il nuovo Governo, potrebbero esserci innovazioni e diritti ulteriori a garanzia del lavoro dei colleghi, ma al momento riteniamo che non ci sia nulla di che essere allegri.