Sulle proposte di alcune O.S. della Polizia Penitenziaria abbiamo chiesto un parere legale

Sulle proposte di ricorso avanzate da alcune Organizzazioni Sindacali rivolte ad ottenere la restituzione delle ritenute del 2,50% operate sull’80% della retribuzione, abbiamo richiesto il parere dello Studio Legale di Consulenza O.S.A.P.P. dell’Avv.to Maria Immacolata Amoroso che di seguito riportiamo.

La questione relativa alla illegittimità della trattenuta pari al 2,50% sulla retribuzione operata dall’Amministrazione si era posta allorché era stato adottato l’art. 12 comma 10 del D.L. 78 del 31.05.2010, convertito con modificazioni nella L. 30.07.2010 n. 122 la quale prevedeva che “con effetto sulle anzianità contributive maturate a decorrere dal 1 gennaio 2011, per i lavoratori alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche inserite nel conto economico consolidato della pubblica amministrazione, come individuate dall’Istituto nazionale di statistica (ISTAT) ai sensi del comma 3 dell’articolo 1 della legge 31 dicembre 2009, n. 196, per i quali il computo dei trattamenti di fine servizio, comunque denominati, in riferimento alle predette anzianità contributive non è già regolato in base a quanto previsto dall’articolo 2120 del codice civile in materia di trattamento di fine rapporto, il computo dei predetti trattamenti di fine servizio si effettua secondo le regole di cui al citato articolo 2120 del codice civile, con applicazione dell’aliquota del 6,91 per cento”. Giova ricordare, come prima della introduzione della citata norma vigeva un sistema tale per cui il datore di lavoro pubblico era obbligato ad effettuare un accantonamento complessivo del 9,60% sull’80% della retribuzione del dipendente, con trattenuta a carico di quest’ultimo del 2,50% sempre sull’80% della retribuzione (art. 37 D.P.R. 1032 del 1973).

Di seguito alla introduzione della normativa citata, si è sviluppata un’accesa discussione sulla legittimità del trattenimento – dalla retribuzione del dipendente – della somma corrispondente al 2,50% calcolata sull’80% della retribuzione. Discussione resa ancor più viva ed attuale a seguito della adozione – da parte del T.A.R. Calabria sede di Reggio Calabria – della sentenza non definitiva n. 53/2012 con la quale il giudicante ha stabilito l’illegittimità, a decorrere dal 01.01.2011, del prelievo del 2,50% sull’80% della retribuzione e condannato l’Amministrazione alla restituzione degli accantonamenti illegittimi in favore dei ricorrenti – tutti appartenenti alla Magistratura Amministrativa – oltre interessi e rivalutazione.

E’ così accaduto che molti appartenenti alle Forze di Polizia, quali dipendenti non privatizzati alla stregua dei Magistrati ricorrenti in quel giudizio – per il tramite delle OO.SS. di appartenenza – abbiano chiesto con proprie intimazioni la restituzione dei detti accantonamenti con decorrenza dal 01.01.2011, intimando altresì le singole Amministrazioni di appartenenza ad omettere ulteriori prelievi.

Sennonché è accaduto che la disposizione sopra citata è stata sottoposta al vaglio della Corte Costituzionale che con sentenza n. 223 del 2012, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale del predetto art. 12, comma 10, del d.l. n. 78 del 2010, nella parte, appunto, «in cui non esclude[va] l’applicazione a carico del dipendente della rivalsa pari al 2,50% della base contributiva prevista dall’art. 37, comma 1, del d.P.R. 29 dicembre 1973 n. 1032». Successivamente al dichiarato fine di dare attuazione alla predetta sentenza, ed a quello di salvaguardare gli obiettivi di finanza pubblica, è stato, quindi, emanato il decreto-legge 29 ottobre 2012, n. 185 (Disposizioni urgenti in materia di trattamento di fine servizio dei dipendenti pubblici), prevedente l’abrogazione in toto dell’art. 12, comma 10, del d.l. n. 78 del 2010, con sostanziale ripristino del regime di TFS per i dipendenti pubblici da questo interessati..- Il d.l. n. 185 del 2012 è decaduto per mancata conversione in legge, ma i suoi effetti sono stati fatti salvi dalla legge n. 228 del 2012 , (art. 1 comma 98 e 99) dette disposizioni sono state pure sottoposte al vaglio della Corte Costituzione che  ha rigettato le eccezioni di illegittimità costituzionale sollevate, ritenendole pertanto pienamente legittime.

In conclusione, le disposizioni da impugnare non sono più vigenti in quanto abrogate mentre sempre la Corte Costituzionale ha sancito che coloro che hanno poi ottenuto, previi ricorsi e decreti ingiuntivi, la restituzione delle ritenute del 2,50% dovranno a loro volta restituirle alle amministrazioni di appartenenza.